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venerdì 12 ottobre 2012

Coppette Miste Speziate



Qualche anno fa si parlava di Happy Hour, espressione tipica inglese, usanza nata proprio in Inghilterra,  in pratica una promozione per invogliare la clientela, con l’offerta di due bevande al prezzo di uno, a recarsi a bere nei pub, in quella fascia d’orario desueta che coincideva con l’uscita dal lavoro e dalle fabbriche. Qui da noi l’Happy Hour invece offre aperitivi con ricco buffet da cui spizzicare a prezzi “popolari”.
Subito a seguire, ecco apparire il brunch, usanza che io adoro particolarmente per la possibilità di gozzovigliare tra dolce e salato in una fascia oraria che ingloba la colazione e il pranzo, sino ad allungarsi nel primo pomeriggio. Il brunch, così informale, sfizioso, comodo è per eccellenza un’usanza dei giorni di festa, quando magari ci si alza tardi e non c’è tempo per fare la colazione ed il pranzo. I cibi vengono reinventati e sulla tavola si trovano a buffet proposte dolci e salate a coccolare qualsiasi palato. Il brunch ormai è una divertente abitudine che ha preso piede in tutto il mondo diversificando anche la proposta dei menu proposti. Si parla così di brunch americano quando la tavola è caratterizzata da un buffet a base di muffins, hamburger, cheesecake, egg & bacon; c’è poi il brunch etnico che spazia ovviamente su proposte etniche caratterizzate dal gusto fortemente speziato; curioso è il brunch cinese,  il “dim sum” che sta prendendo piede in tutti i vari ristoranti cinesi del mondo.  Le ultime tendenze di moda oggi sono: il  drunch quando trattasi di un ricco buffet che “ingloba” merenda, aperitivo, cena e il “Fusion” ovvero proposte "finger food”  che uniscono chicche orientali (in special modo giapponesi) a prodotti tipici del territorio.

E così nasce questo stuzzichino, un po’ per gioco, un  po’ per provare accostamenti di sapori inusuali. Carina la presentazione in piccole coppettine. Uno sfizio versatile per un Happy Hour, un brunch, un drunch o una più verace merenda campagnola fatta con l’arte del riciclo, per quando avete salumi e formaggi che attendono nel vostro frigorifero un seno del destino che eviti loro l’infausta visita nella pattumiera. 

Coppette Miste Speziate

Ingredienti
Avanzi di salame
Avanzi di pecorino
Polvere di pistacchi
Scagliette di mandorle pelate e tostate
Erbe aromatiche balsamiche: origano, rosmarino, salvia
Spezie: pepe nero, bacche di ginepro
Olio extravergine d’oliva
Biscottini salati

Preparazione
Tagliare a cubetti il salame e il pecorino. Metterli in un contenitore e condirli con abbondante olio extravergine d’oliva, le erbe aromatiche, le spezie e le mandorle. Fare insaporire il tutto per qualche ora mescolando di tanto in tanto. Servire in piccole coppette. Decorare con pistacchi tritati, qualche lamella di mandorla tostata e un biscottino salato.

In abbinamento:  un vino bianco morbido, di buona struttura gusto olfattiva come un Collio Chardonnay, dai profumi ricchi che ricordano gli agrumi, i fiori d'acacia, la mela, la frutta secca e leggere note vanigliate. Di buona acidità in perfetto equilibrio con un'elegante morbidezza e di buona persistenza aromatica.


Le ricette potete trovarle anche qui:

venerdì 27 luglio 2012

Bottoncini di Sfoglia con Pesto, Pomodorini e Scaglie di Mandorle



Un’idea per un appetizer veloce che profuma d’estate: pomodorini maturi, profumatissimo pesto e a guarnire tante scagliette di mandorle. Il pomodoro, un ortaggio estivo che ci accompagna nelle nostre vacanze, ma molti di voi forse non sanno che il pomodoro è anche nemico della vecchiaia!

“Per per combattere l'invecchiamento, non c’è niente di più efficace del pomodoro: antiossidante per eccellenza. A detta di molti esperti non esiste farmaco efficace contro i radicali liberi come lo è il pomodoro. Possiamo tranquillamente affermare che un pomodoro, ricco di betacarotene, licopene e vitamina è più efficace, contro l'invecchiamento, di qualunque medicina, crema e cremina. L’utilizzazione del pomodoro, o di suoi derivati, nella cucina mediterranea ed extra-mediterranea, è talmente diffusa che sembra impossibile immaginare che la pizza, la pasta e tanti altri piatti, sono nati e vissuti a lungo (la pizza per millenni) senza la sua presenza, così come sembra strano che il pomodoro non sia nato nel bacino del Mediterraneo, ma ha origini ben più esotiche e solo in tempi relativamente recenti è divenuto un alimento principe della cucina italiana. Il pomodoro è originario del Sud America, delle regioni tropicali e sub-tropicali del Perù e dell’Ecuador, dove ancora oggi è possibile trovare delle specie selvatiche dai frutti piccoli, simili, tra le varietà attualmente coltivate, al tipo Cherry o “pomodorino ciliegia”. Secondo alcuni studiosi, il nome inglese “tomato” deriva dall’azteco “xitomate” o “zitomate”, mentre secondo altri da “tomati”, nome con cui alcune popolazioni indigene del Messico, chiamavano i frutti della pianta di pomodoro di cui si nutrivano. Il termine italiano “pomodoro”, invece, è riconducibile al colore giallo dei primi frutti apparsi in Europa, alla fine del ’500, soppianti poco dopo da varietà a frutto rosso, anch’essi presenti nell’America Meridionale; dal Messico, dove era coltivato in mezzo al mais, il pomodoro giunse in Spagna. Attraverso il possedimento spagnolo di Napoli, nel sec. XVI, il pomodoro, inizialmente considerato una pianta medicinale entrò nella cucina italiana, attribuendogli il nome di “mela d’oro” o “pomo d’oro”. Dalla Spagna, al seguito degli Arabi, il pomodoro giunse in Sicilia, dove si ritrovano le più antiche ricette italiane a base di pomodoro.” (dal sito pizza.it)
 
Bottoncini di Sfoglia con Pesto, Pomodorini
e Scaglie di Mandorle
idea presa dal blog La Polpetta Perfetta

Ingredienti e Preparazione
Preriscaldare il forno a 190°. Stendere la pasta sfoglia e con un coppa pasta ricavarne dei piccoli cerchi. Spennellare ogni cerchio con del pesto, aggiungere una fettina di pomodoro pachino, delle mandorle a lamelle e finire con una spolverata di parmigiano. Disporre i bottoncini su una placca rivestita di carta forno e infornare per circa 15 minuti. Ottimi sia serviti tiepidi sia a temperatura ambiente.
 
In abbinamento: andiamo in Liguria con un Golfo del Tigullio Bianco Doc. Prodotto da uve Bianchetta Genovese e Vermentino in proporzioni variabili, è un vino che si presenta di un bel colore giallo paglierino cristallino. Al naso si presenta fine, delicato, con sentori di frutta a polpa bianca, di macchia mediterranea, di ginestra, di finocchietto selvatico e di basilico. Al palato risulta fresco e sapido, morbido, con un ritorno delle note fruttate e delle erbe aromatiche, persistente con finale lievemente ammandorlato.


Le ricette potete trovarle anche qui:

sabato 23 giugno 2012

Crostata di Ricotta di Bufala e Pesto


Una torta salata decisamente estiva, accattivante, di sicuro successo. Ottima come antipasto o servita a quadrotti come aperitivo. La ricetta è della mia dolcissima amica Erminia di Atripalda. Lo sapete che la ricotta è il latticino più diffuso e consumato in Italia? Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Il nome deriva dal latino recocta, cotta due volte, in quanto ottenuta dal secondo riscaldamento del siero residuale della cagliatura del formaggio. La Ricotta di Bufala Campana ha ottenuto la DOP da un anno. Cos’è una dop? La D.O.P., “Denominazioni d’Origine Protetta”, è un marchio eurpeo nato per proteggere le produzioni agricole “tipiche”di aree produttive di particolare pregio.Questa ricotta è ricca di proteine e povera di grassi, presenta un'ottima digeribilità e uno scarso apporto calorico. 

Crostata di Ricotta di Bufala e Pesto

Ingredienti
1 rotolo di pasta brisè
250 g di ricotta di bufala
250 g di pesto
80 g di Parmigiano grattugiato
2 uova
6 Pomodorini Ciliegini

Preparazione
Stendere la pasta in uno stampo tondo per crostata imburrato e infarinato o ricoperto di carta forno. In una terrina lavorare la ricotta sino a renderla cremosa, unire tutti gli altri ingredienti, tranne i pomodorini, e mescolare per bene sino ad ottenere un bel composto cremoso. Versare il composto nel guscio di pasta brisè, Decorate con i pomodorini ciliegini tagliati a metà e infornare a forno già caldo 180° per circa 25/30 minuti.

Abbinamento: Vino bianco di medio corpo, fresco, morbido e  possibilmente con qualche sentore di erba aromatica. Perfetto un Riviera Ligure di Ponente Pigato che al palato si presenta caldo, sapido e con sentori di fiori freschi, salvia, miele e mandorle.


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venerdì 15 giugno 2012

Sbrisolona Salata


La Torta Sbrisolona classica (detta anche sbrisolina o sbrisolada) è un dolce tipico della Lombardia e per l’esattezza della città di Mantova. Nasce come dolce “povero” di origini contadine a base di mais, strutto e nocciole e si “nobilita” nel 1600 quando giunge alla Corte dei Gonzaga e nella ricca Mantova. Ecco allora che il burro sostituisce lo strutto, si arricchisce di spezie e zucchero e le mandorle sostituiscono le nocciole. Le Mandorle hanno un significato ben preciso perché rappresentano la Rinascita. Il nome Sbrisolona deriva dal dialetto “brise” ovvero briciole, proprio quelle briciole che si formano quando la sbrisolona viene spezzata rigorosamente con le mani, vietatissimo l’uso del coltello per porzionarla. Anzi la tradizione vuole che questa Torta venga rotta con un pugno al centro proprio per formare le famose “brise”. E’ una torta molto semplice e veloce da preparare che ha la stessa proporzione di ingredienti, non a caso in passato era anche conosciuta come “torta delle tre tazze”. Si conserva per molti giorni in una scatola di latta ed è consigliabile consumarla fredda magari il giorno dopo averla preparata o comunque dopo un 4/5 ore. E’ una torta estremamente burrosa, di una burrosità che avvolge il palato e lo appaga, lo soddisfa. Ecco l’importanza di prepararla utilizzando un burro ottimo.
Qui non trovate la classica sbvrisolona dolce, bensì una versione salata arricchita da pistacchi, pancetta e semini vari e cotta in versione “monoporzione” per poterla assaporare come appetizer.
 
Sbrisolona Salata

Ingredienti
150 g farina 00
3 cucchiai di farina di mais finissima
150 g mandorle e nocciole tritate insieme
150 g parmigiano grattugiato
2 tuorli
150 g burro salato

Inoltre:
25 g pistacchi tostati e tritati a coltello grossolanamente
50 g pancetta dolce a dadini
Semi di sesamo e papavero

Preparazione
Preriscaldare il forno a 170°
Mescolare la farina bianca, la farina di mais, la farina di mandorle e nocciole e il parmigiano. Aggiungere i due tuorli. Aggiungere il burro a tocchetti. Aggrumare il tutto sulla punta delle dita. Il composto non deve risultare omogeneo bensì sbriciolato. Aggiungere infine i pistacchi e la pancetta. Imburrare ed infarinare dei piccoli stampini tondi e sistemarvi l’impasto, sbriciolandolo, ad un’altezza che non superi 1 cm. Decorare con semi di sesamo e semi di papavero. Infornare a 170° per 30 minuti o sino a leggera doratura. Servire freddie e fare comunque riposare qualche ora prima di servire.

In abbinamento: trattandosi di un appetizer molto burroso, in abbinamento proponiamo delle “bollicine” importanti: un Trento Doc Brut Metodo Classico. Di colore giallo paglierino, con un perlage persistente e di grana fine. Al naso si presenta intenso, pulito con marcati sentori di crosta di pane e di nocciola, spiccano inoltre frutta matura e fiori gialli. Al palato è fragrante, secco, fresco, ritornano le note fruttate, di vaniglia e di lievito per una struttura di buon equilibrio e lunga persistenza.


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domenica 10 giugno 2012

Piadina Romagnola


"E' il "pane dei Romagnoli", diceva il Pascoli. I suoi ingredienti sono di una semplicità francescana: farina, acqua e sale.


La piada viene normalmente classificata come pane azzimo, che significa non fermentato, fatto senza l'uso del lievito (dal greco azymos). Nella Bibbia spesso compare questo termine quando si indicava un pane sacrificale la cui natura doveva obbligatoriamente essere pura ed il divieto di usare lieviti (che snaturavano il pane) derivava dal fatto che alla loro azione fisica veniva data una collocazione magica a cui si associava una idea di impurità e corruzione.
Uscendo dalla Romagna è possibile trovare diverse versioni di questa focaccia azzima, tutte di provenienza popolare. Classico luogo di cottura è il focolare (come il forno lo è per il pane con il lievito) e il piano di cottura assume ed ha assunto costituzioni varie e di derivazione antichissima; dalle tegole (testum) degli antichi Romani alla lastra in pietra arenaria per passare al più classico testo in argilla cotta fino ad arrivare alla moderna (ma non molto condivisa dalle piadaiole più tradizionali) piana in ferro.
La piada ha avuto un ruolo importante nell'alimentazione povera della popolazione Romagnola e questo "pane" si è trovato inizialmente sempre e solo nelle tavole delle famiglie Romagnole in sostituzione del pane lievitato quando quest'ultimo non era ancora pronto oppure in occasione dei periodi in cui la miseria non permetteva molte alternative alimentari per cui era necessario un impasto azzimo che riempiva e saziava. 
Da prodotto alimentare casalingo la piadina ha avuto un grande sviluppo di mercato ed attualmente, oltre ad essere consumata localmente, è divenuta articolo distribuito e venduto capillarmente dalla riviera alla collina ed oltre gli stessi confini della Romagna. Molte sono le iniziative e gli avvenimenti legati alla tradizione, alla preparazione ed al consumo della piadina che ogni anno valorizzano questo prodotto. I chioschi delle piadaiole o barachèn 'dla pjida (baracchino della piadina) sono la classica e tradizionale rivendita della piada lungo le strade Romagnole oggi trasformati in vere e proprie mini-casette complete degli usuali confort moderni a cui siamo oramai abituati." 
Testo tratto dal sito Piadina On Line

Personalmente ho seguito pari pari la ricetta così come spiegata nel blog L’Albero della Carambola e ho ottenuto delle piadina praticamente perfette. Non omettete il bicarbonato! E' fondamentale!

Piadina 1

Piadina Romagnola

Ingredienti per 4 piadine di circa 20 cm l'una:
(io ne ho fatte 8 da 10 cm l’una)
150 ml di acqua
un pizzico di bicarbonato
500 gr di farina
un pizzico di sale
70 gr di strutto

Preparazione
Versate in una ciotola la farina con il bicarbonato, lo strutto e l’acqua tiepida con il sale. Lavorare l’impasto affinché gli ingredienti siano bene amalgamati poi trasferite il tutto su una spianatoia infarinata ed impastate ancora un po’ fino ad ottenere un impasto sodo. Mettetelo in una ciotola coperta con pellicola e fate riposare per mezz’ora.Dividete l’impasto in 4 palle e stendete con il mattarello fino ad ottenere dei dischi di circa 20/25 cm. (Io ho diviso l’impasto in palle da circa 105 g l’una per un totale di 8 palline). Fate scaldare una padella antiaderente e fate cuocere le piadine per circa un paio di minuti per lato a fuoco vivace. Durante la cottura bucherellate la piadina con la forchetta e se si dovessero formare delle bolle schiacciatele.

In abbinamento: ovviamente l’abbinamento della piadina dipende dalla sua farcitura. Per una farcitura salata a base di salumi e formaggi il consiglio è di rimarere nel territorio con un Sangiovese di Romagna DOC. Un vino dall’intenso colore rubino che può presentare riflessi violacei. Al naso è vinoso con sentori di viola e di frutti rossi. In bocca è armonico, secco, di buona sapidità,  talvolta tannico con un finale ammandorlato.


Le ricette potete trovarle anche qui:



venerdì 20 aprile 2012

Torta Salata con Zucchine e Crescenza


Oggi vi proponiamo una torta salata fatta con zucchine e crescenza. Tutto sommato una quiche gustosa e light anche perché come ben sapete la zucchina è un ortaggio quasi completamente privo di calorie, di grassi e povero di sale, inoltre è un’ottima fonte di potassio e vitamine. La crescenza, invece, è un formaggio a pasta molle di brevissima stagionatura originaria della Lombardia, principlmente nella zona a sud della provincia di Milano.  E’ un formaggio tutto sommato abbastanza povero di calorie e grassi poiché viene prodotto anche con latte parzialmente scremato, inoltre il suo punto di forza è che ha un buon potere saziante. Ha un sapore delicato e dolce che ricorda il latte ed è un'ottima fonte di proteine. Perché il nome crescenza? Perché se tenuta in luogo caldo fermenta e si gonfia proprio come il pane in lievitazione. Secondo la tradizione lombarda la crescenza andrebbe consumata freschissima accompagnata alla mostarda di cremona o alla marmellata di arance. Consigli per gli acquisti: la crescenza deve essere acquistata freschissima, se presenta macchiette gialle o muffa non è commestibile! E' un formaggio che ben si presta anche per la cottura, ottimo nella focaccia, con la polenta o come ingrediente di torte salate come quella che andiamo a presentare oggi.

Torta Salata con Zucchine e Crescenza

Ingredienti x uno stampo di 24 cm di diametro
1 rotolo di pasta brisée (o sfoglia)
5 zucchine
250 g di crescenza
1 cipolla rossa
1 uovo
50 g di Parmigiano grattugiato
Qualche foglia di basilico
Qualche cucchiaiata di latte
Olio extravergine di oliva
Sale e pepe

Preparazione
Preriscaldare il forno a 180°. Tagliare a velo la cipolla e farla soffriggere in una tegame antiaderente con 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva. Lavare le zucchine, tagliarle a rondelle sottili e rosolarle con la cipolla per una decina di minuti. Levare dal fuoco, lasciare raffreddare e passare il tutto al mixer aggiungendo anche la crescenza, il parmigiano, l’uovo, il basilico e qualche cucchiaiata di latte. Regolare di sale e pepe. Foderare uno stampo da crostata con la pasta brisé, farcire con il composto, ripiegare la pasta in eccesso per formare un bordo. Infornare per circa 25 minuti (sino a doratura della pasta). Servire tiepida o a temperatura ambiente.


In Abbinamento: un vigneto del mare, oggi abbiamo scelto un’Ischia Forastera Doc. Di colore giallo paglierino carico con bei riflessi dorati. Al naso si presenta con sentori di frutta a polpa gialla matura, bouquet di fiori gialli e macchia mediterranea. Al palato si percepisce una buona struttura, morbido, fresco, sapido, con un finale leggermente ammandorlato. Questo vitigno è stato introdotto nell’isola di Ischia intorno al 1800 e il nome forastera sta proprio ad indicare un vitigno forestiero.

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venerdì 30 marzo 2012

Casatiello


Solitamente a Pasqua “rinasce” l’appettito. Si arriva “affamati” dal digiuno della quaresima già pregustando una tavola pasquale riccamente imbandita, per non parlare del sostanzioso pranzo al sacco di pasquetta con la gita fuori porta. Il pranzo di pasqua avviene sempre secondo la tradizione e uno dei piatti tradizionali della pasqua campana è rappresentato proprio dal casatiello. Il casatiello è una torta salata pasquale a base di pasta di pane, arricchita da salumi e formaggi. Sapete da dove deriva il termine casatiello? Deriva da "caso" che in dialetto napoletano vuole dire formaggio e infatti proprio il formaggio ben saporito come il pecorino è il protagonista indiscusso di questa torta salata. Non esiste "IL" casatiello ma ne esistono un’infinità di varianti che cambiano da zona a zona e da famiglia a famiglia specie per quanto riguarda il ripieno. Ottimo gustato sia caldo che freddo, la tradizione vuole che lo si impasti il venerdì santo, lo si faccia lievitare tutta la notte e il sabato venga cotto (meglio sarebbe nel forno a legna) per gustarlo la mattina di Pasqua e a Pasquetta.

Casatiello

Ingredienti per l'impasto x un ruoto da 24 cm di diametro
900 g di farina
280 ml di acqua tiepida
20 g lievito di birra
100 g di sugna (o strutto)
10 g sale
1 cucchiaino abbondante di pepe nero
40 g di pecorino romano grattuggiato

Ingredienti per il ripieno
300 g di formaggi (provolone piccante, caciotta stagionata, provola, pecorino) tagliati a cubetti
300 g di salumi (salame napoletano, pancetta, cicoli, grasso di prosciutto) tagliati a dadini

Per decorare
5 uova

Preparazione
Stemperare il lievito nell’acqua tiepida. Sulla spianatoia fare una fontana con la farina e mettere al centro  il lievito sciolto nell’acqua, la sugna, il sale, il pepe e il pecorino. Impastare per bene il tutto sino ad ottenere un impasto morbido, elastico e omogeneo. Continuare a impastare energicamente per una decina di minuti. Formare una palla, metterla in una terrina, coprirla con un canovaccio e metterla a lievitare per circa due ore in luogo caldo (deve raddoppiare di volume). Riprendere la pasta, sgonfiarla e lavorarla per qualche minuto. Mettere da parte un pezzetto di impasto per l’intreccio delle uova. Stendere il restante impasto e versarvi sopra tutto il ripieno. Impastare il tutto amalgamando bene i salumi e i formaggi nell'impasto. Con la sugna ungere per ben un ruoto con il buco centrale e adagiarvi il casatiello. Aggiungere le uova intere, crude (mi raccomando pulite bene il guscio) e coprire con due strisce sovrapposte di impasto a formare una croce. Fare lievitare in luogo caldo, coperto per circa 3 ore. Preriscaldare il forno a 170° e cuocere per almeno 1 ora e mezza o sino a completa doratura. Togliere dal tegame solo quando sarà ben freddo.

In abbinamento: qui abbiamo bisogno di un vino in grado di sgrassare la bocca e la scelta cade su Gragnano frizzante doc. E’ vero che la robustezza del casatiello regge vini di maggior struttura come per esempio un aglianico ma, solitamente il casatiello si serve a colazione o come antipasto o come pranzo al sacco pertanto è necessario abbinare un vino dalla struttura più semplice, riservandoci magari vini più strutturati per le portate a seguire. Il Gragnano frizzante si presenta con un bel colore rubino la cui spuma esuberante presenta dei bei riflessi violacei. Al naso si presenta vinoso con sentori di frutta a bacche rosse e fiori come la violetta. In bocca presenta una buona morbidezza con ritorno della sensazione di fruttato, le bollicine contribuiscono a sgrassare la bocca. Va servito alla temperatura di 5-8 gradi.


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venerdì 23 marzo 2012

Panini Napoletani


Oggi una ricetta napoletana, di quelle buone, buone: i Panini Napoletani. A Napoli non c’è bar, rosticceria e panetteria che non sforni queste squisitezze belle calde, a qualsiasi ora del giorno. Tipico esempio di street food, pranzo goloso e veloce per studenti o pendolari che devono pranzare fuori casa. L’impasto è una via di mezzo tra la pasta della pizza e il casatiello e viene farcito di salumi, formaggio, uova sode e pepe che regalano alla preparazione un sapore robusto, pieno e appagante. Si racconta  che il panino napoletano sia nato agli inizi del diciannovesimo secolo, quando un pizzaiolo napoletano provò ad arricchire l’impasto della pizza con strutto, salame e formaggio formando poi un filone che tagliò in tanti tranci. Da allora il panino si è arricchito con altri ingredienti. Per essere apprezzati al massimo vanno consumati tiepidi.
  
Panini Napoletani

Ingredienti per una decina di panini
400 gr di farina 00
Mezzo cubetto di lievito di birra
15 g di zucchero
200 ml latte
3 cucchiai di sugna (o strutto)
30 g parmigiano grattugiato
Un bel pizzico di pepe nero (Tec-Al)
10 g sale
1 tuorlo per spennellare (o sugna)

Per il ripieno
300 g tra pancetta, salame, prosciutto cotto, ciccioli
150 g provolone dolce o piccante
2 uova sode

Preparazione
Sciogliere il lievito con lo zucchero nel latte tiepido. Aggiungere i restanti ingredienti e impastare sino ad ottenere un panetto liscio ed elastico. Coprire e fare lievitare per un’ora e mezza in luogo tiepido. Riprendere il panetto, lavorarlo per qualche minuto e stenderlo in una sfoglia di circa mezzo cm di spessore. Farcirlo con i salumi e il formaggio ridotto a dadini e le uova sode sbriciolate. Fare aderire molto bene il ripieno all’impasto schiacciandolo delicatamente con le mani e formare un rotolo. Tagliarlo a fette di circa 3 / 4 cm di larghezza e porle su una teglia ricoperta di carta forno. Fare lievitare in luogo tiepido sino al raddoppio. Spennellarli con un tuorlo d’uovo sbattuto (o con della sugna) e cuocere in forno preriscaldato a 190° per circa 25 minuti (i panini dovranno risultare dorati).

In Abbinamento: bollicine campane importanti con uno spumante Asprinio d’Aversa Brut.  Un vino che all’occhio si presenta luminoso e paglierino. Al naso si presenta fragrante con sentori di fiori bianchi, cedro, arancio e una nota sulfurea. In bocca ritornano gli agrumi e la nota sulfurea; di buona freschezza e acidità, il  finale è ammandorlato. Il perlage è fine, persistente, in bocca si presenta cremoso e fresco con un finale lungo e secco che ripulisce il palato dalla grassezza dei panini.
 
Le ricette potete trovarle anche qui:

venerdì 16 dicembre 2011

Stuzzichini al Parmigiano

 Servizio Easy Life Design, Tovaglia InThema

Oggi parliamo di stuzzichini al parmigiano che altro non sono che grissini fatti in casa e aromatizzati con parmigiano e rosmarino. Il grissino nasce intorno al 1679 sulle tavole dei nobili sabaudi e per l’esattezza quando il fornaio di corte tale Brunero Antonio inventò questo alimento per poter nutrire il futuro Vittorio Amedeo II, incapace di digerire la mollica del pane. Il successo dei grissini fu particolarmente rapido, sia per la maggiore digeribilità rispetto al pane comune, sia per la possibilità di essere conservato anche per diverse settimane senza alcun deterioramento. Il nome grissino deriva da gheressa, il classico pane piemontese, di forma allungata.
I grissini presentati oggi sono sono un'ottima idea come segnaposto della tavola delle feste, annodati con un bel nastrino rosso in piccoli mazzetti di 4/5 grissini  e disposti sul piatto di ogni commensale, accanto a un cartoncino con il nome. Sono grissini tirati a mano pertanto di forma diversa l’uno dall’altro con parti più spesse più morbide e parti più sottili più croccanti.

Stuzzichini al Parmigiano
dalla rivista “Sale & Pepe” Ottobre 2010

Ingredienti
4 g di lievito di birra sciolto in 2 cucchiai d’acqua tiepida
300 g farina 00
1 cucchiaino di sale
60 g parmigiano grattugiato
2 cucchiaini di rosmarino tritato (Tec-Al)
4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva

Preparazione
Mescolate in una terrina la farina con il sale, il parmigiano e il rosmarino. Aggiungete il lievito, l’olio, impastate e poi lasciate riposare a temperatura ambiente per 45 minuti. Prelevate una noce di pasta, formate un grissino lungo 20 cm e del diametro di un cm e appoggiatelo sulla placca del forno ricoperta di carta oleata. Fate lo stesso con il resto della pasta e mettete in forno caldo a 180° per circa 20 minuti, poi abbassate la temperatura a 150°  e continuate la cottura per altri 10 minuti.

Abbinamento: un buon Prosecco della Valdobbiadene per aprire la tavola delle feste è quello che ci vuole! Di colore giallo paglierino con un perlage fine e persistente. Al naso presenta il suo caratteristico sentore di pera matura e poi sentori floreali e di frutta a polpa gialla. In bocca riemergono le sensazioni fruttate e floreali, una sensazione di vellutata cremosità, grande eleganza, freschezza e di vivacità data dalla presenza delle bollicine.

Le ricette potete trovarele anche qui:
sul blog L'Antro dell'Alchimista 

venerdì 30 settembre 2011

La Parigina


La "parigina" è un rustico tipico di Napoli, si trova nelle rosticcerie e nei bar, solitamente la si gusta la mattina o per merenda ma viene comunque sfornata a tutte le oredel giorno. Come noterete dalla ricetta e dalla foto trattasi di una sorta pizza racchiusa però in un voluttuoso guscio di pasta sfoglia, praticamente diventa un tripudio di golosità, una tra le cose più buone che esista al mondo. Credetemi! C’è chi la chiama parigina, chi francesina, chi mattonella, nella zona di Afragola, dove sembra sia stata inventata nel 1969 nella rosticceria Sant’Antonio, si chiama tramezzino. L’origine del nome rimane comunque misterioso.

Ci scrivono all'sms box, durante l'on air: il suo vero nome e' francesina ed e' stata inventata da una nonnina arrivata da parigi per lavorare in una rosticceria nel sud italia. Grazie Lello per la preziosa informazione!!!

La ricetta è tratta dal blog di Imma Dolci a Go gò!!!  Una carissima amica foodblogger di Napoli. Il suo è un blog a cui faccio riferimento spesso perché in sintonia con la mia cucina, pieno zeppo di ricette dolci e salate veramente tanto sfiziose che nella cucina dell'Antro hanno sempre avuto molto successo!

La Parigina
dal blog Dolci a Gogò!!!

Ingredienti per 4/5 tranci
500 g di pasta per pizza
1 rotolo rettangolare di pasta sfoglia fresca
350 g passata a pezzettoni condita con 3 cucchiaio di  olio extravergine d’oliva, 1 pizzico di sale, una puntina di zucchero e basilico
150 g di prosciutto cotto a fette
250 g di fiordilatte (o provola fresca)
Una manciata di parmigiano grattugiato
Pepe nero
1 uovo x spennellare

Preparazione
Stendere in una teglia rettangolare precedentemente coperta di carta forno l'impasto della pizza, ricoprire con il sugo di pomodoro, una spolverata di pepe nero, il prosciutto cotto, il fiordilatte (o provola) a fettine e una spolverata di grana.  Ricoprire con la pasta sfoglia, sigillare bene i bordi e bucherellarla. Spennellare con l'uovo battuto.  Infornare a 190° per circa 25 minuti.

Abbinamento: Un Gragnano della Penisola Sorrentina. Dal colore rosso rubino e dalla spuma esuberante. Al naso ha sentori vinosi, di viola e frutti di bosco. Al palato è sapido, di medio corpo, morbido, amabile e piacevolmente frizzante che sgrassa il palato. Un vino versatile che si abbina con molte pietanze caratteristiche della tradizione culinaria campana, e in speciale modo con i rustici napoletani, la pizza e il panuozzo.

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sul blog L'Antro dell'Alchimista 

domenica 19 giugno 2011

Ciambella al Pesto


Ecco una ciambella salata che profuma d’estate, di basilico, di pesto. Il pesto è diventato ormai il simbolo della cucina ligure nel mondo. Per prepararlo servono pochi ingredienti ma di ottima qualità: basilico giovane e fresco, olio extravergine d’oliva, parmigiano e pecorino grattugiati, aglio, pinoli (che sono importantissimi per ammorbidire il pesto e smorzare il sapore pungente dell’aglio) e qualche grano di sale. Poi i puristi impiegano un mortatio di marmo, un pestello di legno e tanta pazienza e abilità! Abilità perché gli oli essenziali del basilico, quelli che danno profumo e aroma per capirci, sono contenuti nelle venuzze delle sue foglie. Ecco perché le foglie non vanno mai tranciate o stracciate ma vanno come spremute ruotando delicatamente  il pestello per fare uscire dalla foglia tutti gli oli. La prima ricetta di pesto così come lo conosciamo noi oggi risale alla metà del 1800 e da allora è rimasta pressoché immutata.

Ciambella al Pesto

Ingredienti per uno stampo a ciambella di 22 cm di diametro
180 g di farina 00
Mezza bustina di lievito per torte salate
100 g olio extravergine d’oliva
3 uova
200 g di buon pesto
50 g di pecorino grattugiato
Una manciata di pinoli

Preparazione
Preriscaldare il forno a 180°. In un tegamino antiaderente fate tostare i pinoli. In una terrina sbattere le uova con l’olio e il pesto. In un'altra terrina mescolare la farina con il lievito e il pecorino. Unire gli ingredienti liquidi a quelli solidi. Per ultimo unire i pinoli tostati. Imburrare e infarinare uno stampo a ciambella, versarvi l’impasto. Decorare la superficie con qualche pinolo non tostato e infornare a 180°per circa 30/35 minuti (fare la prova stecchino).

Abbinamento: il consiglio è un vino bianco di medio corpo, servito alla giusta tempratura, possibilmente con qualche sentore di erba aromatica, dalla struttura delicatamente morbida, sapida e di media alcolicità. Rimanendo nel territorio perfetto è il Vermentino della Riviera Ligure di Ponente

Ciambella al Pesto 1
 Foto © Laura De Vincentis All Rights Reserved

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domenica 5 giugno 2011

Panzanella


La panzanella è un piatto estivo contadino di umilissime origini ma dal gusto ottimo e rinfrescante. Pochi e semplici ingredienti per una preparazione molto semplice e di poco costo. La panzanella è a base di pane raffermo, il pane toscano “sciocco” ovvero senza sale, e di quello che la massaia ha in casa o nell’orto; non prevede alcuna cottura ecco perché è un piatto tipicamente estivo toscano tipico della zona del senese e dell’aretino. In passato era la pietanza rinfrescante che in estate veniva portata nei campi da chi per lavoro restava fuori casa tutto il giorno.

Meravigliosa è la descrizione che Giovanni Righi Parenti fa della Panzanella “…il pane duro non piace a nessuno specie ai vecchierelli, con le gengive doloranti, o ai bambini teneri ancora da prendere forza: in questo caso si prendeva il pane e si inzuppava nell’acqua del pozzo. Una volta ben intriso, si asciugava in un panno e si sbriciolava; si condiva con poco olio, sale e pepe. Si completava con pomodoro, cipolla tritata, basilico; si spruzzava con aceto ed eccovi una pietanza gustosa di tutto appetito. Il pane bagnato si tornava a bagnarlo con il vino rosso o con il vino fresco dell’estate che si preferiva a quello di ieri, perché quando il vino dell’anno era finito si faceva "la chioccia" cioè un vinello preparato ex tempore pigiando alla svelta l’uva più matura, vino rapidamente fermentato e rapidamente bevuto. Vino saporitissimo da non confondere con certi novelli di oggi preparati con metodi che l’industria ci ha imposto. Questa era la panzanella del senese.” Brano tratto da: Chiacchiere condite "il buon mangiare" ovvero la cucina genuina d’altri tempi. Autore: Giovanni Righi Parenti

Panzanella
ricetta tratta da Merende Rustiche
di Laura De Vincentis

Ingredienti
Pane toscano casareccio raffermo
Pomodori freschi
Basilico
Cipolle rosse
Cetriolo
Sedano
Olio extravergine d'oliva
aceto di vino rosso
sale
pepe

Preparazione
Tagliate a grosse fette il pane raffermo e mettetele in una terrina. Copritele d’acqua e far riposare per circa 20 minuti. Lavate le verdure e tagliatele a pezzetti, sminuzzate il basilico e mettete il tutto in un’insalatiera di coccio (terracotta). Strizzare il pane e sbriciolarlo nell’insalatiera insieme alle verdure. Condire con olio, qualche goccia d’aceto, sale e pepe. Far riposare qualche ora prima di servire per far amalgamare i sapori.

Abbinamento
Rimaniamo in toscana, nel territorio del senese e abbiniamo a questo piatto una Vernacci di San Giminiano. Un bianco DOCG prodotto in tutto il territorio del comune di San Gimignano. E’ un vino che va servito fresco al palato si presenta asciutto, armonico, di buon corpoe  di buona persistenza. 

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domenica 29 maggio 2011

Quiche di Piselli


Una ricetta di stagione dove i piselli sono protagonisti. Non a caso i mesi migliori per trovare i piselli freschi sui banchi del mercato vanno da marzo a giugno. I piselli sono ricchi di fibre, contengono proteine, fosforo, potassio, sodio, magnesio e ferro, Tra i legumi sono quelli meno calorici, 100 g di piselli hanno solamente 70 calorie. Curiosità: I piselli, già conosciuti ai tempi dei Greci e dei Romani, nel settecento raggiunsero la loro massima fama nelle cucine di corte in Francia, tanto che il Re Sole ne era ghiottissimo. I piselli sono stati i primi ortaggi ad essere commercializzati in lattine. Pensate che di piselli se ne conoscono ben 250 varietà!

Quiche di Piselli

Ingredienti
1 rotolo di pasta sfoglia
Una noce di burro
1 cipolla
500 g di piselli freschi
100 g di pancetta dolce
2 uova
200 g di panna da cucina salata
50 g parmigiano
Un pizzico di noce moscata
Sale e pepe bianco
Mezzo bicchiere scarso di vino bianco secco

Preparazione
Preriscaldare il forno a 180°. In un tegame fate sciogliere la noce di burro, aggiungere la pancetta e la cipolla tritata e lasciare dorare. Aggiungere i pisellini, sfumare con il vino bianco e lasciare cuocere scoperto per circa una decina di minuti minuti regolando di sale e pepe. In una terrina sbattere le uova con la panna, il parmigiano e un pizzico di noce moscata. Foderare una teglia rotonda con la pasta sfoglia. Sul fondo mettere i piselli, poi il composto liquido, spennellare i bordi della pasta sfoglia con del latte. Infornare a 180° per circa 25 minuti.


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domenica 8 maggio 2011

A Tutto Muffins!


Gli American Muffins sono dei soffici pani, quick bread, a lievitazione veloce cotti in stampini monoporzione e si possono trovare sia nella variante dolce che in quella salata. Il nome muffins sembra derivare dal francese “mouflet” che sta appunto ad indicare un pane morbido e molto soffice. Sono preparati con frutta secca e fresca, ortaggi, salumi, spezie. La qualità degli ingredienti risulta fondamentale per il buon risultato di questa preparazione. Sono golosi, morbidi, estremamente semplici e veloci da preparare e… riescono sempre!
In America iniziano ad apparire verso il 1800, anche se il boom vero e proprio c’è stato intorno agli anni ‘50, addirittura alcuni stati hanno il loro muffin ufficiale: per esempio il Minnesota con il Muffin ai Mirtilli, lo stato di New York con quello alle mele, il Massachusetts con il Corn Muffin e così via.
Da noi sono arrivati da una decina d’anni (mi ricordo che i primi muffins apparvero negli Autogrill, poi iniziarono a trovarsi nei supermercati sotto forma di “kit fai da te”, poi iniziarono a circolare le prime ricette alla portata di tutti) ed è stato subito un grande successo vuoi per la facilità e velocità di esecuzione, vuoi per la versatilità, vuoi per quella forma accattivante e quel sapore che “profuma” d’America e ti porta immediatamente oltreoceano nei favolosi anni ‘50… mordi un muffin ed è come mordere l’America…
Un vantaggio del muffin è che si può preparare in anticipo e congelare, all’occorrenza basta farlo scongelare a temperatura ambiente, o al microonde (se si va di fretta) oppure in forno ventilato a 200° x 10 minuti godendone il profumo – magari in una pigra domenica mattina -  prima ancora che il sapore che vi stupirà per la sua fragranza. Oppure una volta cotti e ben raffreddati possono essere conservati per oltre una settimana in una scatola di metallo ben chiusa.
Per quanto riguarda i muffins salati di cui vi posto la ricetta oggi, sono partita da un impasto base e mi sono sbizzarrita a variarne le farciture… tutto il resto lo lascio alla vostra fantasia!

Muffins Salati

Ingredienti
250 g farina 00
1 bustina di lievito per pizze e torte salate
un pizzico di sale
1 uovo  a temperatura ambiente leggermente sbattuto
250 g latte a temperatura ambiente
50 g di burro morbido

Preparazione
Mescolare in una ciotola gli ingredienti secchi ed in un’altra ciotola gli ingredienti liquidi. Versare gli ingredienti liquidi sopra quelli secchi e mescolare velocemente.
Aggiungere le farce (salumi, formaggi, ortaggi, ecc…) e gli aromi che più gradite, mescolare brevemente riempire i pirottini da muffins per 3/4  ed infornare a forno già caldo a 180° per circa 25 minuti.

Al Pesto
aggiungere all’impasto qualche cucchiaiata di pesto, mettere nei pirottini e sopra mettere un mezzo cucchiaino di pesto.
Appetizer Muffins Salati al Pesto 1

Alle Erbe Fini e Gruyère
Le erbe fini sono tutte quelle splendide e profumate erbe che si trovano nell’orto: prezzemolo, cerfoglio, erba cipollina, dragoncello ecc…ecc… tritate finemente e miscelate insieme con un paio di cucchiai di Gruyère grattugiato grossolanamente
Appetizer Muffins Salati Erbe Fini e Parmigiano 2

Zucchine Grigliate e Pancetta Dolce
Appetizer Muffins Salati Zucchine Grigliate e Pancetta Dolce 1

Super classici Wurstel e Parmigiano, la passione dei bimbi
Appetizer Muffins Salati ai Wurstel 2

Prosciutto Cotto e Provola dolce
Appetizer Muffins Salati Prosciutto Cotto e Provola Dolce 2


In abbinamento: un vino bianco fresco e beverino che può accompagnare i vostri pic nic estivi, un Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Doc. Dal colore giallo paglierino brillante, con riflessi verdolini, al naso si presenta con sentori di fiori gialli, frutta a polpa gialla e sentori erbacei. In bocca è secco, morbido di buona sapidità, con ritorno di frutta a polpa gialla e note agrumate e buona persistenza.


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